A piedi nudi


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Lettera a mia figlia

Gli uomini, ti dicevo. Amali, ma senza farti troppo male. Amali, senza mai mancarti di rispetto.
Sono tremendamente imperfetti, credimi, a volte sono rozzi, e spesso non trovano le parole…anzi…stanno semplicemente troppo zitti, quando tu avverti il desiderio di essere inondata di verbi, sostantivi, vorresti che usassero, l’infallibile
intelligenza del cuore, piuttosto che la labile ragionevolezza della mente. Spiega loro il coraggio, la lealtà … l’invincibile …magica, potenza di un abbraccio, il languore di una carezza tra i capelli. Infine sposali, soltanto quando avranno imparato ad asciugare quella lacrima sul ciglio dei tuoi occhi fieri.

Lettera a mia figlia sugli uomini – Paola Calvetti


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sento

Vorrei essere come l’acqua che si lascia andare, che scivola su tutto, che si fa assorbire, che supera ogni ostacolo finché non raggiunge il mare e lì si ferma a meditare per scegliere se esser ghiaccio o vapore, se fermarsi o se ricominciare..
(E.Finardi)


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Sapessi quante cose baci in me

Sapessi quante cose baci in me.
Baci la solitudine che scorre nelle strade
come acqua nera,
quando tutti si ritirano a poco a poco.

Baci lo schiaffo che scende impietoso
sui sogni di un bambino,
con in bocca il sapore di prugne acerbe
mani come nuvole, negli occhi
distese di campi fertili invasi da malerbe.

Baci laddove colpisce logora lentamente
l’amore degli uomini che crescono tacendo.
Si è ridicoli nella sincerità, remissiva e tardata
quando anche le parole più delicate
prendono il sapore della ruggine in bocca,
tu baci in me il sedimento di una vita sbagliata.

La solitudine si trova sempre un rifugio, dico
Ti avvicini e baci il tremolio sulle mie labbra.
Sapessi quante cose baci in me.

Baci il cielo stellato che brilla di colori
una sera in cui si oscurano tutti gli altri.

Tu baci in me un bambino gigante,
gli occhi pieni della luce di sua madre,
venuto al mondo da dentro un pallore.

Ferzan Ozpetek


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Sola

Con gesto elegante sollevo la gonna

piego le gambe

indosso le scarpe a tacchi alti.

Ravvio i capelli liscio le pieghe

della gonna lungo i fianchi.

Pronta.

Tengo in mano le chiavi dell’auto.

Pronta

per andare incontro al nuovo giorno

lasciare

le stanze nel silenzio

e ritrovarle

silenziose al mio rientro.

Apro la porta.

Di sfuggita nello specchio

è riflessa la mia figura.

Mi arresto sorpresa

nel vedere sul volto svaniti

gli anni della giovinezza.

Sono sempre io

o un’altra ha occupato il mio corpo?

Il mio respiro si fa lento e debole.

Dove sono

gli anni quando credevo d’essere

sfrenata implacabile

sfiorata dal mondo?

Quando offrivo i miei seni

alle carezze del primo amore

come fossero colombe di seta?

Torno a chiudere la porta.

Mi guardo attentamente allo specchio,

Non riesco più ad uscire.

Mi stendo sul letto carezzo i miei seni

sogno

un uomo che ancora mi dica

col suo respiro di fuoco come sei bella

e guardandomi ancora

che la vita da domani

sarà diversa più vera

dei romanzi che leggo

dove vivere

è già travolgente e dona

ai gesti di ogni giorno

la gioia di un compagno

e il profumo malinconico dei ricordi.

Adesso sento

dentro il petto un dolore.

Nella memoria il pezzo mancante

tra la mia giovinezza e questo dolore.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020


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Crepuscolo

Il crepuscolo è vicino ma il sole arde ancora.

La nostra chakra, la ruota del nostro destino, non è ancora giunta al termine della corsa.

Twilight is close but the sun still burns.

Our chakra, the wheel of our destiny, has not yet reached the end of the race.

Dominique Lapierre (La città della gioia)


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Nostalgia nel presente

Le finestre sempre aperte, un bicchiere di vino ghiacciato, i pomodori da cogliere, le sere luminose, i baci salati, un cocomero in frigo e nulla più.

Quella leggerezza che solo in estate è davvero rotonda, e già sul finire di luglio mi inizia a mancare.

Allora penso a tutto quello che ancora devo fare. Tuffarmi con la luna, mangiare fiori fritti, vedere lucciole e stelle cadenti, tornare bambina fra i cavalloni. Ché quelli giganti non sono ancora arrivati


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Le farfalle

di Mario Quintana

Quando poniamo molta fiducia o aspettative in una persona,il rischio di una delusione è grande.

Le persone non esistono in questo mondo per soddisfare le nostre aspettative così come noi non siamo qui per soddisfare le loro.

Dobbiamo bastare…dobbiamo bastare a noi stessi sempre e quando vogliamo stare con qualcuno dobbiamo essere coscienti che stiamo insieme perché ci piace,lo vogliamo e stiamo bene,giammai perché abbiamo bisogno di qualcuno.

Una persona non ha bisogno dell’altra,esse si completano…non per essere due metà,ma uno intero,disposte a condividere obiettivi comuni,gioia e vita.

Nel corso del tempo,ti rendi conto che per essere felici con un’altra persona,è necessario,in primo luogo,che tu non abbia bisogno di questa persona.

Comprendi anche che la persona che ami (o pensi di amare) e che non vuole condividere niente con te,sicuramente non è l’uomo della tua vita.

Impari a volerti bene,a prenderti cura di te stesso,e principalmente a volere bene a chi ti vuole bene.

Il segreto non è prendersi cura delle farfalle,ma prendersi cura del giardino,affinché le farfalle vengano a te.

Alla fine troverai non chi stavi cercando,ma chi stava cercando te.


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A mia Madre

❤️

“C’era una donna, l’unica che ho avuto

Aveva i seni piccoli e il cuore muto

Né in cielo né in terra, una casa possedeva

Sotto un albero verde dolcemente viveva

Legato ai suoi fianchi con un filo d’argento

Un vecchio aquilone la portava nel vento

E lei lo seguiva senza fare domande

Perché il vento era amico ed il cielo era grande…”