A piedi nudi


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Sono quella che sono

Sono quella che sono.
Un caso inconcepibile
come ogni caso.

In fondo avrei potuto avere
altri antenati,
e così avrei preso il volo
da un altro nido,
così da sotto un altro tronco
sarei strisciata fuori in squame.

Nel guardaroba della natura
c’è un mucchio di costumi: di
ragno, gabbiano, topo campagnolo.
Ognuno calza subito a pennello
e docilmente è indossato
finché non si consuma.

Anch’io non ho scelto,
ma non mi lamento.
Potevo essere qualcuno
molto meno a parte.
Qualcuno d’un formicaio, banco, sciame ronzante,
una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento.

Qualcuno molto meno fortunato,
allevato per farne una pelliccia,
per il pranzo della festa,
qualcosa che nuota sotto un vetrino.

Un albero conficcato nella terra,
a cui si avvicina un incendio.

Un filo d’erba calpestato
dal corso di incomprensibili eventi.

Uno nato sotto una cattiva stella,
buona per altri.

E se nella gente destassi spavento,
o solo avversione,
o solo pietà?

Se al mondo fossi venuta
nella tribù sbagliata
e avessi tutte le strade precluse?

La sorte, finora,
mi è stata benigna.

Poteva non essermi dato
il ricordo dei momenti lieti.

Poteva essermi tolta
l’inclinazione a confrontare.

Potevo essere me stessa – ma senza stupore,
e ciò vorrebbe dire
qualcuno di totalmente diverso.

Wisława Szymborska


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Riflessione


Sentivo amaramente di non aver fatto molto,
la mia vita trascorreva senza concretezza,
e in me il bene si ergeva contro il male,
e la verità moriva dinanzi all’iniquità.
Non m’apparteneva l’infanzia,
ma ero dove la vita era latenza,
nel sangue degli avi,
sotto erbe in luoghi inoperosi,
e divenni il bersaglio dove iniziava la lotta
e per miracolo
oggetto della loro disputa.
Quando la sega penetra nel tronco,
quando l’occhio divino dell’animale braccato
è come acqua torbida imbevuta di caligine,
quando un bambino soffre e nei medici non ha più fede,
quando la prima gelata copre
il grano,
la taiga sconfinata arde dinanzi ai miei occhi,
non posso dire: “questo è il destino”,
e amaramente credo d’averne colpa.
La mia anima in tempo di guerra
come le tenebre era nera.
Ma è la vittima di tutte le lotte
che genera come la bestia,
anima mia, – mio genio protettore senza difesa –
inghiottendo la morte
si avvia ad aiutare il bene.
Tutto si tiene a questo mondo e tutto è solidale,
e se da sempre han combattuto per me le fronde del bosco –
fronda io stesso devo diventare
e ad ogni chicco devo prestare la mia voce.
Tutto si tiene a questo mondo e tutto
è solidale:
le costellazioni e la terra, l’uomo
e l’uccello.
E chi fa il bene si getta a capofitto
in un vortice maestoso
e non teme la morte,
emerge ancora e subito, come un nuotatore,
solidale per sempre all’onda
e infine non potrà dire lui stesso cos’è,
se stella, o terra, o uomo,
o uccello.
Arsenij Tarkovskij
(Traduzione di Amedeo Anelli)


tratta da: Arsenij Tarkovskij, La steppa e altre poesie (Via del Vento edizioni, 1998)


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Arctic Monkeys: le ombre, le risposte a metà e il buio nell’amore

Si indaga sulle luci e le ombre in una storia d’amore.

Dubbi, risentimenti, rancori, cose non dette e cose che non bisogna dire. Ma ancora di più, Turner parla della relazione, come suo solito, come di una specie di gioco di strategia, con mosse false, finte, tattiche.

Tutti elementi che rispondono a minuscoli accenni nei movimenti dei corpi, ad azioni caratteristiche, a gesti involontari, a frasi pronunciate a metà.

“Voglio sapere davvero? Voglio saperlo, se tu mi ami o no, se tra noi va tutto bene, se io ti piaccio veramente? O preferisco restare nell’illusione, restare nel dubbio, persistere in una situazione di incertezza nella quale ogni eventualità potrebbe avverarsi?

Hai colore sulle guance?
Hai mai la paura di non poter cambiare tipo?
Che ti rimane tra i denti come un riassunto?
Hai qualche asso nella manica?
Non hai idea di essere nel profondo?
Ti ho sognato quasi ogni notte questa settimana
Quanti segreti Puoi mantenere?
Perché c’è questa melodia che ho trovato
Questo mi fa pensare a te in qualche modo e lo suono a ripetizione
Fino a quando non mi addormento, rovesciando da bere sul mio divano
Se questo sentimento scorre in entrambe le direzioni?
(Triste vederti andare) Speravo un po’ che saresti rimasto
(Tesoro, lo sappiamo entrambi) Che le notti sono state fatte principalmente
Per dire cose che non puoi dire domani giorno
Strisciando di nuovo da te
Hai mai pensato di chiamare quando?
Ne hai avuti alcuni?
Perché lo faccio sempre
Forse lo sono anch’io
Impegnato a essere tuo
Per innamorarsi di qualcuno di nuovo
Ora, ci ho pensato bene
Strisciando di nuovo da te
Quindi hai il coraggio?
Mi stavo chiedendo se il tuo cuore è ancora aperto
E se è così, voglio sapere a che ora chiude
Calmati e porgi le labbra, mi dispiace interrompere
È solo che sono costantemente sul punto di provare a baciarti
Non so se la pensi come me
Ma potremmo stare insieme se lo volessi
Se questo sentimento scorre in entrambe le direzioni?
(Triste vederti andare) Speravo un po’ che saresti rimasto
(Tesoro, lo sappiamo entrambi) Che le notti sono state fatte principalmente
Per dire cose che non puoi dire domani giorno
Strisciando di nuovo da te (strisciando di nuovo da te)
Hai mai pensato di chiamare quando?
Ne hai avuti alcuni? (ne aveva alcuni)
Perché lo faccio sempre (perché lo faccio sempre)
Forse sono troppo (forse sono troppo occupato)
Impegnato a essere tuo (a essere tuo)
Per innamorarsi di qualcuno di nuovo
Ora, ci ho pensato bene
Strisciando di nuovo da te
Se questo sentimento scorre in entrambe le direzioni?
(Triste vederti andare) Speravo un po’ che saresti rimasto
(Tesoro, lo sappiamo entrambi) Che le notti sono state fatte principalmente
Per dire cose che non puoi dire domani giorno
(Voglio saperlo?) Troppo impegnato a essere tuo per cadere
(Triste vederti andare) Hai mai pensato di chiamare, tesoro?
(Voglio saperlo?) Vuoi che torni strisciando da te?


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Lettera Agli Amici

– Se per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi facesse dono di un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, ma penserei a tutto ciò che dico.

Valuterei le cose, non per il loro valore, ma per ciò che significano. Dormirei poco, sognerei di più, essendo cosciente che per ogni minuto che teniamo gli occhi chiusi, perdiamo sessanta secondi di luce.

Andrei avanti quando gli altri si ritirano, mi sveglierei quando gli altri dormono. Ascolterei quando gli altri parlano e con quanto piacere gusterei un buon gelato al cioccolato…

Se Dio mi desse un pezzo di vita, mi vestirei in modo semplice, e prima di tutto butterei me stesso in fronte al sole, mettendo a nudo non solo il mio corpo, ma anche la mia anima.

Dio mio se avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l’arrivo del sole. Sulle stelle dipingerei una poesia di Benedetti con un sogno di Van Gogh e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.

Annaffierei le rose con le mie lacrime per sentire il dolore delle loro spine e il rosso bacio dei loro petali. Dio mio se avessi un pezzo di vita, non lascerei passare un solo giorno senza dire alle persone che amo, che le amo.

Direi ad ogni uomo e ad ogni donna che sono i miei prediletti e vivrei innamorato dell’amore. Mostrerei agli uomini quanto sbagliano quando pensano di smettere di innamorarsi man mano che invecchiano, non sapendo che invecchiano quando smettono di innamorarsi!

A un bambino darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con la dimenticanza.

Ho imparato così tanto da voi, Uomini…Ho imparato che ognuno vuole vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel come questa montagna è stata scalata.

Ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l’ha catturato per sempre.

Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall’alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi.

Da voi ho imparato così tante cose, ma in verità non saranno granché utili, perché quando mi metteranno in questa valigia, starò purtroppo per morire.

Dì sempre ciò che senti e fa ciò che pensi.

Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti, ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.

Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri.

Se sapessi che oggi è l’ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle ascoltare una e più volte ancora.

Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi “ti amo” e non darei scioccamente per scontato che già lo sai.

Sempre c’è un domani e la vita ci dà un’altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò.

Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l’ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perché se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.

Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli “mi spiace”, “perdonami”, “per favore”, “grazie” e tutte le parole d’amore che conosci.

Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto sono importanti. –

Gabriel Garcia Marquez


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Ranuncoli

Ranuncoli

Fammi un quadro del sole

che l’appenda in stanza

e possa fingere di scaldarmi mentre gli altri lo chiamano ”Giorno”

Disegnami un pettirosso su un ramo

che io l’ascolti, sarà il sogno, e quando nei frutteti la melodia tacerà

che io deponga questa mia finzione

Dimmi se è proprio caldo

a mezzogiorno

se siano i ranuncoli

che ” si librano”

o le farfalle

che “fioriscono”.

Poi evita il gelo che si stende sui campi

e il colore della ruggine

che si posa sugli alberi

Fingiamo che quelli,

ruggine e gelo

non arrivino mai!

Emily Dickinson


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verde

Mondo senza nome. Era verde. Verde e gravido. [..] non ospitava la vita. Sulla sua superficie la vita esplodeva, prorompeva, si moltiplicava e prosperava, al di là di ogni possibilità dell’immaginazione. Da un suolo così ricco che quasi viveva anch’esso, un magma verdeggiante sgorgava per inondare la terra. Ed era verde. Oh, era di un verde così vivo da avere una nicchia tutta sua nella gamma dell’impossibile: un verde invadente, onnipresente, onnipotente. Il mondo di un dio clorofillaceo.


Alan Dean Foster, Terra di mezzo