A piedi nudi


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Un minuto di silenzio

E tu dove vai,
là ormai non c’è che fumo e fiamme!
– Là ci sono quattro bambini d’altri,
vado a prenderli!

Ma come,
disabituarsi così d’improvviso
a se stessi?
al succedersi del giorno e della notte?
alle nevi dell’anno prossimo?
al rosso delle mele?
al rimpianto per l’amore,
che non basta mai?

Senza salutare, non salutata
in aiuto ai bambini corre, s’affanna,
guardate, li porta fuori tra le braccia,
nel fuoco quasi a metà sprofondata,
i capelli in un alone di fiamma.

E voleva comprare un biglietto,
andarsene via per un po’,
scrivere una lettera,
spalancare la finestra dopo la pioggia,
aprire un sentiero nel bosco,
stupirsi delle formiche,
guardare il lago
increspato dal vento.

Il minuto di silenzio per i morti
a volte dura fino a notte fonda.

Sono testimone oculare
del volo delle nubi e degli uccelli,
sento crescere l’erba
e so darle un nome,
ho decifrato milioni
di caratteri a stampa,
ho seguito con il telescopio
stelle bizzarre,
solo che nessuno finora
mi ha chiamato in aiuto
e se rimpiangessi
una foglia, un vestito, un verso-

Conosciamo noi stessi solo fin dove
siamo stati messi alla prova.
Ve lo dico
dal mio cuore sconosciuto.

Wisława Szymborska, Un minuto di silenzio [da “Appello allo Yeti”]

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Il viaggio

In viaggio, la cosa migliore è perdersi. Quando ci si smarrisce, i progetti lasciano il posto alle sorprese, ed è allora, ma solamente allora, che il viaggio comincia.

-Nicolas Bouvier-

il viaggio


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Qualcosa di così immenso

Com’era diritto mio padre
quando saliva le scale
di ritorno dall’ufficio
e le nostre vicine, le parrucchiere
lo salutavano: “dottore”.
Che passo veloce, sicuro.
Che doppiopetto, che cappotti portava
quando la domenica rientrava
forte come una folata di tramontana
da quei suoi segreti, fiabeschi
viaggi di fine settimana.
Fu proprio dalle falde del cappotto
che quella sera fece saltare
sul pavimento della cucina
per me il cucciolo promesso
il piccolo pastore tedesco
che poi chiamammo Sahib.
Ora finalmente ci penso.
Mia vita, non mi hai più regalato
qualcosa si così triste,
qualcosa di così immenso.

(da: Giuseppe Conte, Ferite e rifioriture, 2006)